
In principio era il GameBoy: nonostante lo schermo in bianco e nero, la grafica spartana e le dimensioni non propriamente tascabili, la console portatile di Nintendo riuscì a fare breccia nei cuori dei consumatori, affermandosi come prodotto di massa e creando in buona sostanza un nuovo mercato.
In precedenza, erano stati molti altri i tentativi di realizzare una piattaforma di gioco da poter portare con sé ovunque si andasse; molti progetti si erano fermati allo stadio di prototipo, mentre altri avevano raggiunto effettivamente gli scaffali dei negozi, senza però riscuotere un successo di vendite tale da garantirne la sopravvivenza.
Il GameBoy cambiò le carte in tavola, grazie in particolare a Tetris, un puzzle così intrigante da giustificare da solo il prezzo della console: una vera e propria killer application, che ebbe un successo tale da rappresentare per molti acquirenti del GameBoy l’unico gioco mai comprato e utilizzato.
Lanciato nel 1989 e giunto in Europa un anno dopo, il GameBoy (e la sua evoluzione GameBoy Color) ha venduto quasi 120 milioni di pezzi, un risultato talmente eccezionale da ingolosire molti altri produttori, che hanno tentato di seguirne la scia.
Sono quindi comparsi l’Atari Links e il Game Gear di Sega, il Neo Geo Pocket (particolarmente amato dai fan delle produzioni giapponesi) e molti altri modelli più o meno ben realizzati; nessuno, però, è riuscito ad affermarsi in maniera significativa, nonostante spesso le specifiche tecniche fossero molto superiori a quelle del piccolo prodigio di Nintendo.
Sul fronte videoludico, l’inizio del nuovo millennio è stato dominato dal marchio PlayStation di Sony; nel 2003, il gigante nipponico annunciò lo sviluppo di una versione portatile della propria console, presentata un anno dopo in Giappone e giunta in Europa nel 2005.
Si trattò della prima vera alternativa allo strapotere di Nintendo, che nel frattempo aveva messo sul mercato la versione a colori del GameBoy (nel 1998) e, durante il 2004, ne aveva lanciato il successore, quel Nintendo DS che attraverso varie evoluzioni e cambiamenti di formato è giunto fino a oggi.
Fino allo scorso anno il mercato è stato quindi dominato dalle due aziende giapponesi che, forti del successo dei rispettivi prodotti, hanno rallentato la ricerca di nuove soluzioni: Nintendo ha progressivamente ridotto le dimensioni del DS, rendendolo sempre più compatto e trasportabile e introducendo, con la versione DSi, alcune novità interessanti sul fronte della componentistica (nuovo processore, più memoria e una doppia fotocamera), così come la PlayStation Portable che, nel corso degli anni e con il succedersi dei vari modelli, ha perso peso, ha diminuito le proprie dimensioni e ha rinunciato a qualche funzione.
Nel corso del 2008, però, l’annuncio della disponibilità del framework di sviluppo per l’Apple iPhone (il cosiddetto Sdk), con la possibilità per qualsiasi sviluppatore software di creare applicazioni e giochi per lo smartphone della Mela (e per il “fratello minore” iPod Touch) ha causato un vero e proprio terremoto, con l’esplosione del fenomeno App Store.
Il successo di questa forma di distribuzione del software è stato repentino e, probabilmente, inaspettato per la stessa Apple, che si è trovata per le mani una vera e propria gallina dalle uova d’oro.
Anche sul fronte ludico il successo è stato immediato: nonostante lo scetticismo dei concorrenti, il marketing di Apple ha creduto subito nelle potenzialità di intrattenimento della piattaforma iPhone e, soprattutto, dell’iPod Touch, che è stato lanciato proprio per colpire quel segmento di mercato interessato a un oggetto capace di riunire tutti gli aspetti dell’intrattenimento, dalla riproduzione multimediale ai videogiochi.