Usb 3.0 per gli hard disk: vale la pena?
CHIP.it , 06 Jun 2011
I dischi rigidi con lo Usb SuperSpeed hanno appena fatto la loro comparsa ed ecco che esce già il concorrente Thunderbolt. Il nostro test svela in che direzione è meglio andare
Chi ha già riempito almeno una volta un hard disk Usb da 1 Tb sa benissimo che lo Usb 2.0 è troppo lento per le esigenze di oggi. Lo Usb SuperSpeed, o Usb 3.0, con i suoi 5 Gbit/s consente una trasmissione dati dieci volte superiore a quella del suo predecessore; la velocità dipende anche dall’hard disk usato. Spiegheremo come fa lo Usb 3.0 a raggiungere una tale velocità. Inoltre, abbiamo testato hard disk esterni da 2,5 e da 3,5 pollici, dei quali escono quotidianamente nuovi modelli, dotati della nuova interfaccia.
Mentre lo Usb SuperSpeed si afferma, Intel non perde l’occasione di creare scompiglio nel mondo del trasferimento dati: nel mese di febbraio, l’azienda produttrice californiana, presumibilmente coinvolta nello sviluppo dello Usb 3.0, ha presentato Thunderbolt, l’antagonista più veloce, che dovrebbe rimpiazzare tutte le altre interfacce. Gli attuali chipset di Intel di fabbrica non supportano lo Usb 3.0; ciononostante Intel, come tutti i produttori di schede madri, si affretta a montare i chip Usb 3.0 di Nec sulle sue schede madri e assicura che i prossimi chipset supporteranno lo Usb SuperSpeed nativamente.
Lo Usb SuperSpeed è stato concepito fin da subito per supporti e dispositivi esterni. Per questo si distingue dall’External Sata (eSata), sviluppato dall’interfaccia interna Sata, che ha riscontrato poco successo e pecca in termini di consumo energetico. Inoltre, gli hard disk Usb 3.0 con velocità di 110 Mb/s sono nettamente più veloci dei modelli eSata che, invece, non superano 85 Mb/s. Lo Usb SuperSpeed mette in cattiva luce anche il Firewire 800, interfaccia che finora era considerata a elevate prestazioni, dimostrandosi 6,25 volte più veloce.
Tecnologia: compatibile e migliore
Per gli sviluppatori dello Usb 3.0 era importante mantenere nei nuovi dispositivi una compatibilità con l’hardware corrente. Infatti è possibile collegare un hard disk Usb 3.0 a un computer antidiluviano dotato di Usb 1.0, anche se poi in realtà la velocità di trasferimento raggiunge il ridicolo valore di 1,5 Mb/s. Anche lo Usb 2.0, attualmente lo standard ancora più diffuso, collegato con lo stesso cavo al connettore del suo predecessore, tramite una frequenza di sistema maggiorata, consente trasferimenti da 30 fino a 40 Mb/s. Nello Usb 1 e 2, il flusso dei dati viene trasmesso su due conduttori. Per aumentare la sicurezza, il segnale viene trasmesso sul secondo conduttore con polarità opposta. Sono presenti anche due conduttori per l’alimentazione per un massimo di 500 milliampere a 5 volt.
Per ottenere la sua elevata velocità di trasmissione, il nuovo Usb 3.0 usa contatti aggiuntivi: due sono per le trasmissioni SuperSpeed dal dispositivo Usb al computer, altri due sono per la trasmissione in senso inverso. I contatti aggiuntivi sono ben posizionati all’interno del connettore, in modo da non interferire con gli altri; solo che i cavi 3.0 con connettori di tipo B, simili a quelli della stampante, hanno una forma diversa e quindi non sono compatibili con i dispositivi 2.0. I fili elettrici portano adesso fino a 900 milliampere. Per la prima volta, ciò consente un apporto di corrente stabile soprattutto per gli hard disk esterni senza alimentatore. Un altro vantaggio consiste nella tecnologia impiegata per il risparmio energetico che permette ai dispositivi collegati di andare in stand-by e di scollegarsi.
Per sfruttare al meglio il potenziale di velocità dello Usb 3.0, i computer, i dispositivi Usb, i cavi, gli hub o i router devono adeguarsi al nuovo standard, altrimenti rimangono dispostivi indifferentemente compatibili con lo Usb 2.0 o 3.0, laddove la velocità massima dipende dall’interfaccia più lenta.
Condizioni: chip e controller
Non tutti i computer sul mercato sono ancora dotati di Usb 3.0. I connettori sono rari soprattutto sui notebook proprio perché i chipset non supportano il nuovo standard all’origine. Ciò vale anche per la nuova piattaforma Sandy Bridge di Intel. Per tamponare, i produttori montano sulle mainboard dei chip controller aggiuntivi. I pc più datati solitamente sono facili da aggiornare al nuovo standard Usb; basta una semplice scheda di espansione Pci Express, spesso in dotazione con gli hard disk Usb 3.0, come comprovato nel test del MyBook 3.0 di Western Digital. Per i computer portatili l’aggiornamento è un po’ più complicato: soltanto i notebook per le aziende e quelli costosi per i privati sono provvisti di slot Pci Express Card per la connessione di controller Usb 3.0. In
entrambi i casi, le schede dispongono di due connettori e costano 40 euro. Prese e connettori SuperSpeed si riconoscono facilmente dal materiale plastico interno di colore blu.
Dal punto di vista software, il computer deve disporre dei driver specifici per il controller Usb 3.0. Al momento, nessuna versione di Windows li implementa. I driver per lo Usb 3.0 Host Controller possono essere scaricati dal sito del produttore oppure dal dvd allegato alla scheda madre o al controller stesso.
Nominalmente lo Usb SuperSpeed raggiunge un transfer rate di 5 Gbit/s o 640 Mb/s. La velocità raggiunta nella pratica dipende dal computer e dall’hard disk utilizzato. Gli hard disk esterni da 2,5 pollici con transfer rate medio di 65 Mb/s risultano lenti nonostante lo Usb 3.0 perché dotati di dischi tipicamente usati nei notebook e più orientati al risparmio energetico e alla riduzione del rumore rispetto agli hard disk da 3,5 pollici. Questi ultimi trasferiscono a 90 Mb/s, senza peraltro sfruttare al massimo il potenziale dello Usb SuperSpeed. Per farlo ci vogliono dischi a stato solido come l’Ocz Enyo; a detta del produttore, i modelli più capienti con Usb 3.0 dovrebbero essere in grado di trasferire fino a 260 Mb/s, a condizione che l’unità sorgente del computer sia altrettanto veloce.
Altri parametri per misurare le prestazioni, come il tempo di accesso, giocano un ruolo secondario nel caso degli hard disk esterni poiché vengono salvati principalmente i dati e non i programmi.
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