Timeline del mese: Steve Jobs

CHIP , 18 Jan 2012

Il 5 ottobre è scomparso il più grande visionario del mondo digitale. Vi raccontiamo il suo lavoro, la sua filosofia e un aneddoto sulle sue telefonate notturne


La morte è probabilmente la migliore invenzione della vita. Spazza via il vecchio, per fare posto al nuovo. Questa affermazione può sembrare molto cinica quando è passato così poco tempo dalla morte di Steve Jobs, l’uomo che ha offerto al mondo così tante novità, più di ogni altro prima di lui. Ma ci siamo permessi di citare le parole dello stesso Steve Jobs, tratte da un discorso che il cofondatore di Apple fece nel 2005 agli studenti della Stanford University. Questo discorso fu anche il segnale della sua guarigione dal cancro o, meglio, della sua presunta guarigione.Jobs è stato uno scopritore geniale. Non era un inventore, come spesso è stato scritto dopo la sua scomparsa, perché il suo forte non era la tecnologia. Aveva piuttosto un sesto senso che intuiva immediatamente se le idee erano buone o cattive, o se un prodotto sarebbe o meno arrivato al cuore delle persone. È proprio con questo fiuto che ha realizzato le pietre miliari dell’IT nei suoi 23 anni in Apple. “Un momento sconvolgente” fu definito da Jobs l’incontro con lo Xerox Alto, un computer del 1979. Elementi di controllo come il mouse o l’interfaccia grafica per quei tempi erano assolutamente insoliti: grazie alle finestre che si aprivano sullo schermo e a file e cartelle “visibili” chiunque riusciva a capire subito il funzionamento del computer. Jobs si ispira a questo concetto e lo integra prima nel costosissimo Lisa, poi nel leggendario Macintosh.Erano sempre i dettagli che permettevano a Steve Jobs di valutare un potenziale prodotto: per l’iPod fu il controllo Click Wheel, che con tre clic permetteva di accedere a migliaia di titoli musicali. Con l’iPhone, fu la superficie touch e l’ordine prestabilito delle icone delle apps. Questo è stato lo stimolo chiave che lo ha spinto a investire milioni di dollari per lo sviluppo di un prototipo. La sua meticolosità rasentava l’ossessione.


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Nei primi anni Ottanta Steve Jobs si recava spesso ad Altensteig nella Foresta Nera dove Hartmut Esslinger aveva stabilito la sede della sua agenzia Frog Design che, tra le altre cose, aveva realizzato il design dell’Apple IIc. Esslinger oggi racconta che lui e Jobs rimasero seduti fino a tarda notte al tavolo del soggiorno, mentre sul giradischi suonava il White Album dei Beatles, lavorando insieme agli schizzi del nuovo prodotto e affinando i dettagli su modelli di polistirolo. A un cero punto Jobs ritornò al suo hotel, l’unico albergo della città, dove continuò a lavorare. Alle prime luci dell’alba il padrone dell’albergo telefonò a Esslinger dicendogli che “l’americano pazzo”, come lui chiamava il suo ospite, aveva fatto telefonate per tutta la notte alla sede centrale di Cupertino, così come ai fornitori in Asia. Il contatore degli scatti era letteralmente surriscaldato. “Ma soprattutto è in grado di pagare il conto telefonico?” abbaiò il sospettoso albergatore. Con i suoi jeans e maglietta Steve Jobs non sembrava certo il CEO di una società inserita nella classifica Fortune 500.E certamente non sembrava nemmeno uno in grado di rivoltare il mondo della tecnologia come un calzino. Ciò che ha decretato il successo di Apple, lo ha riassunto Steve Jobs dopo la presentazione dell’iPod: “Questo dispositivo unisce un’incredibile base tecnologica alla leggendaria facilità d’uso di Apple e a un design di alto livello. A chi si chiede su che cosa si basa Apple, io farei questo come esempio”. Oggi questa frase suona come un lascito.