Sicurezza: proteggere gli impianti industriali è molto dispendioso

CHIP , 28 Nov 2011

Sistemi poco protetti per la poca considerazione del problema ma a volte è tutto nell'hardware...


Contrariamente al mondo informatico, dove aggiornamenti di sicurezza, protezione antivirus e firewall sono ormai uno standard, nel panorama industriale simili sistemi di protezione non sono presenti. Il tallone d’Achille è dunque lo scarso concetto di sicurezza. Quando le linee industriali sono state progettate non ci si è preoccupati molto della sicurezza dei dati, in fondo non c’era alcuna minaccia. A ciò si aggiunge il fatto che molti sistemi in tempo reale presenti in questi impianti non sono protetti da comuni antivirus. Per anni il tema della mancanza di sicurezza non è stato affrontato, solo con la digitalizzazione e la connessione in rete sono cominciati i problemi.Anche i sistemi chiusi senza accesso a internet, però, possono essere compromessi.

Peter Pfisterer, che si occupa di test di impianti industriali per l’ente di certificazione TÜV, ritiene tuttavia che la maggior parte delle aziende sia ben preparata: "Certo, alcune piccole imprese non sono consapevoli dei pericoli, ma le grandi aziende hanno fatto grossi sforzi per mettere in sicurezza le applicazioni". L’esperto di impianti Ralph Langner la vede diversamente: “Tramite notebook infettati in maniera mirata, appartenenti ad addetti esterni impegnati in lavori di manutenzione, i worm possono entrare nelle aziende”. Di conseguenza, secondo lui, occorre produrre il prima possibile delle normative, come nel campo della sicurezza sul lavoro. Non esiste infatti nel campo dell’automazione una tutela di base prevista per legge. Qualcosa del genere non è facile da realizzare, continua, e nei prossimi anni probabilmente non ci saranno grandi progressi.

Anche la TÜV avverte che “la sicurezza costituisce una grande sfida per gli amministratori. I tecnici devono lavorare in maniera pulita”. Tutto questo però non è facile a fronte di impianti complessi, come evidenzia l’esempio citato in apertura. Alla fine gli impiegati hanno trovato la causa: un cavo seriale collegato a un pc ma cablato in maniera scorretta. Per anni il sistema ha ignorato l’errore. Solo quando è stato messo in uso un computer più veloce in sostituzione di quello vecchio il controller si è inceppato provocando l’arresto dell’impianto. Non si è trattato dunque di un cyberattacco all’indifesa unità di controllo del sistema. Almeno questa volta.