Nucleare: rischi e incidenti
CHIP.it , 10 Jun 2011
Un addetto ai lavori di una centrale dichiara che il potenziamento hardware e software aumenta la sensibilità ai guasti e il rischio di un disastro nucleare
Dopo Chernobyl ha dormito male. Dopo Fukushima ha perso completamente la tranquillità. “Si avverte il peso della responsabilità”, afferma l’informatore di CHIP. L’esperto proviene dal settore della tecnologia dei sistemi di controllo delle centrali nucleari. Altro non si può svelare, perché ciò di cui parla nasconde una scottante verità: il potenziamento di hardware e software aumenterebbe la sensibilità dei reattori ai guasti.
Cresce sempre più la tendenza all’ammodernamento delle centrali nucleari. Da anni l’esperto lamenta una tecnologia ormai obsoleta e proprio di recente è stato protagonista di un acceso dibattito su Fukushima. Oggi la moderna tecnologia dei sistemi di controllo dovrebbe rendere più sicuri i reattori, ma l’anonimo esperto osserva: “Se si combinasse la vecchia tecnologia con la nuova, si provocherebbero, nella peggiore delle ipotesi, incidenti che non siamo ancora in grado di gestire”. L’interazione di hardware e software nelle centrali nucleari si rivelerebbe estremamente rischiosa.
Rischio “sistemi incompatibili”
Anche Lars-Olov Höglund mette in guardia dalla tendenza all’ammodernamento che sta interessando i reattori di tutto il mondo. “A nessuno verrebbe in mente d’introdurre su un vecchio maggiolino Volkswagen i nuovi sistemi di sicurezza”, così spiega il problema l’ex costruttore di centrali nucleari. Il rischio di un incidente tecnico è enormemente sottovalutato.
Arndt Lindner la pensa in maniera del tutto diversa. Da 36 anni il matematico compie ricerche nel settore della tecnologia dei sistemi di controllo, ma ha iniziato la sua carriera nella prima centrale nucleare di Rheinsberg, utilizzata per scopi economici nella ex Germania Democratica. Nel 1980 entra a far parte dell’Istituto centrale per la ricerca nucleare dell’Accademia delle scienze della Ddr di Berlino. Dal 1992 testa, in tutto il mondo, i sistemi di controllo delle centrali nucleari per conto dell’Istituto della tecnologia per la sicurezza di Garching, nei pressi di Monaco di Baviera. “Non mi risulta che i software da noi testati abbiano pregiudicato la sicurezza del reattore”, afferma l’esperto. Tuttavia Lindner ammette: “Esistono casi in cui il software non si comporta come invece ci si aspetterebbe”. A volte presunti miglioramenti si sono rivelati inconcludenti, peggiorando la situazione, aggiunge il matematico.
Certo la fiducia di Lindner nei maggiori produttori di componenti elettronici per i sistemi di controllo, come Areva, Westinghouse o Rolls-Royce, non ha portato grandi cambiamenti: i parametri dei test sono ancora troppo severi e troppi gli ostacoli da superare per la certificazione hardware e software. “Gli errori da noi rilevati, non compromettono il sistema”, assicura Lindner a CHIP.
Rischio “zone d’ombra”
Certamente più pericolose degli errori di costruzione e di programmazione sono le cosiddette “zone d’ombra” nella gestione delle centrali nucleari, osserva l’anonimo sviluppatore di tecnologie dei sistemi di controllo. “Se un vecchio software non riconosce i componenti modificati, il programma non è in grado di gestire le nuove specifiche”, spiega l’addetto ai lavori. Un esempio non ritiene sia opportuno farlo, “per motivi di sicurezza”, sostiene.
L’esperto di sicurezza, Lindner, tranquillizza: “Nessun proprietario di centrali nucleari giocherà mai un brutto tiro ai suoi addetti ai lavori”. Anche nel settore delle tecnologie dei sistemi di controllo vale il principio “squadra che vince non si cambia”. “Qualsiasi tipo di potenziamento deve essere dichiarato dai proprietari della centrale nucleare alle autorità di controllo”, sostiene Lindner. Ogni nuovo componente viene testato da istituti indipendenti. “A patto che sia indispensabile ai fini della sicurezza”, aggiunge. Tuttavia la tendenza ad adattarsi ai nuovi sistemi di sicurezza aumenterà sempre più. “Poiché i pezzi di ricambio per i sistemi di sicurezza analogici iniziano a scarseggiare, i proprietari delle centrali nucleari saranno ben presto costretti a passare alla tecnologia digitale” riferisce l’informatore di CHIP, che parla perfino di corsa agli accaparramenti dei pezzi di ricambio. Dunque si rischia di perdere il controllo dei reattori?
Anche l’esperto di sicurezza Lindner deve riconoscere che i proprietari delle centrali nucleari stanno facendo scorta di modelli difficili da reperire. “Il passaggio dai sistemi di controllo analogici a quelli digitali è costoso e complicato”, spiega il matematico. Lindner prevede che ogni centrale nucleare impiegherà 4-5 anni per il passaggio alla tecnologia digitale. Il collaudo richiederebbe, infatti, parecchio tempo.
Rischio “mancanza di giovani leve”
Il prof. Wolfgang Hansen ha messo in luce un altro grande problema che riguarda l’economia nucleare: “L’ingegneria industriale dovrebbe essere potenziata già da oggi”, spiega il direttore del reattore nucleare utilizzato a scopi formativi nel Politecnico di Dresda. E proprio per questo motivo è necessario reperire personale qualificato. “Il numero dei laureati sicuramente non può coprire il fabbisogno attuale del settore”, sostiene Hansen.
Lo sviluppatore anonimo delle tecnologie per i sistemi di sicurezza ricorda cos’è successo dopo Chernobyl e immagina il dopo Fukushima: “Ancora una volta non si vuole rinunciare al nucleare”. In Italia il Governo ha annunciato lo stop del progetto di nuove centrali nucleari e comunque gli italiani sono chiamati a decidere tramite referendum.
Se nel mondo ci sarà l’ondata di ammodernamento, un rischio di un disastro nucleare minaccerebbe i reattori, profetizza l’addetto ai lavori. L’ex costruttore di centrali nucleari Höglund conferma: “I prossimi anni saranno i più pericolosi della storia dell’energia atomica”.
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