Il fallimento dei giganti IT
CHIP , 25 Jan 2012
Il mercato con le sue regole spietate non dà tregua all’industria dell’informatica. Una scelta sbagliata in settori strategici o una leggera esitazione in una fase delicata mandano in rovina i giganti miliardari dell’IT
L’industria dell’IT vive da sempre uno sviluppo rapido e rischioso allo stesso tempo caratterizzato da fasi di progresso tecnologico accelerato. Le imprese, i cui fondatori hanno assemblato i primi dispositivi in garage, appena arrivate sul mercato vengono considerate da subito multinazionali miliardarie, ma solo dopo un paio d’anni prossime al fallimento. All’inizio nel settore si avverte una forte spinta innovativa.In questa rincorsa alle tecnologie, alle idee e ai nuovi consumatori, chi rimane indietro si trasforma subito da gigante in nano oppure esce di scena senza che nessuno se ne accorga. Ciò che scomparirà definitivamente sarà il PC. La scatola grigia non ha futuro perché non porta né crescita né guadagno. Per questo motivo le multinazionali che si sono arricchite con i PC, ora sono tenute costantemente sotto controllo, tra queste anche il più grande produttore di computer al mondo, Hewlett-Packard, con un fatturato annuo di oltre 100 miliardi di dollari. Non appena l’ex Ceo Léo Apotheker ha annunciato che Hp si sarebbe ritirata dal settore PC, le azioni sono crollate.
HP, senza un motivo plausibile, si è ritirata dal mercato degli smartphone e dei tablet. Apotheker vedeva il futuro di HP nel settore dei software, dei servizi e dei server per la Ccloud e si è affrettato ad acquistare le tecnologie necessarie per realizzare questo progetto, prima di essere licenziato in tronco. Ma nella cloud lo attendevano Google, Microsoft e Oracle, gestite in modo più efficiente. Oggi HP si sforza di limitare i danni e continua a produrre PC, anche se non ha ancora abbandonato il progetto tablet.La diffusione del pc ha causato i primi fallimenti dei giganti dell’IT. Non le brutte scatole grigie ma il C64 (che somigliava di più a una cassetta portapane) è stato il computer che all’inizio è entrato nelle case degli utenti.
Questi dispositivi utilizzavano i processori Motorola che però non erano compatibili con l’architettura del PC. D’altra parte Commodore e Atari non si sono mai lasciate condizionare dalla rincorsa all’hardware più performante. Quando Atari ha smesso di produrre il suo modello di punta, l’ST, l’azienda tentò di affermarsi in un altro settore, ma la console per giochi Jaguar è stato un flop. A metà degli anni Novanta gli ex leader di mercato, Commodore e Atari, hanno dichiarato fallimento.
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