Facebook: “So chi ti piace”

Antonino Caffo , 28 Dec 2011

I social network analizzano la qualità delle relazioni fra i singoli utenti leggendo con chi preferiscono comunicare e su chi vogliono leggere le novità, redigendo di conseguenza le classifiche di ranking


Facebook, il più grande social network mondiale, mette alla prova i limiti della nostra capacità di immaginazione: riunisce 700 milioni di utenti, che aprono circa un miliardo di pagine ogni mese. Già solo il numero medio di amici personali per ciascun utente oscilla fra 120 e 130. Ogni amico produce mensilmente circa 90 azioni, dai semplici Live-click all’inserimento di un contributo. In totale risultano oltre 11 mila azioni originate nel proprio gruppo di conoscenti. Impossibile riuscire a tenere tutto sotto controllo, tanto più che gli utenti trascorrono in media su Facebook solo un’ora al giorno. Del resto non è neanche necessario: questo lavoro lo fa per voi l’algoritmo Edgerank. Classifica il newsfeed con le attività dei vostri amici e decide quali novità sono importanti e quali in realtà non volete leggere. L’algoritmo analizza per prima cosa l’intensità con cui seguite le attività di un altro utente: leggete spesso i suoi contributi e li commentate, visitate regolarmente la sua pagina? A questo si aggiunge una valutazione sul tipo di post. Un contributo che origina molte interazioni, cioè che viene linkato spesso o che contiene un video, è considerato dall’algoritmo più interessante rispetto a un breve testo. Le regole Edgerank non soltanto scelgono che cosa vediamo su Facebook, ma decidono anche come e con chi comunichiamo. Dal punto di vista di chi scrive un post ne consegue che, se vuole essere preso in considerazione e scalare la classifica del newsfeed, i suoi contributi devono produrre molte interazioni: viene premiato se avvia una discussione, inserisce dei link o mantiene fresco il contributo, ripetendolo quindi con un’altra forma.In questo modo Edgerank ha in mano le chiavi del successo sociale: ripaga un determinato comportamento e punisce chi non fa niente.

Anche la società offline funziona per lo più in maniera simile; l’unica novità è che in Facebook le regole della convivenza sociale vengono stabilite da un algoritmo. Per dirla come un esperto di Klurig Analytics: “Quando non capisci l’algoritmo hai perso”. E in quel caso sei da solo, in mezzo a 700 milioni di persone. I network definiscono i nostri amici. Anche Google cerca di scoprire con chi preferite comunicare, non appena attivate la casella di posta prioritaria tramite l’opzione Prioritaria. Da quel momento in poi Gmail non ordina più i messaggi elencandoli secondo la data, ma un algoritmo cerca di capire quali email sono importanti, mettendole ai primi posti. Diverse centinaia di fattori influenzano il ranking, fra cui le componenti sociali (per esempio l’intensità dei contatti precedenti fra mittente e destinatario). I messaggi vengono inoltre analizzati alla ricerca di qualche parola chiave alla quale di solito reagite. L’algoritmo considera poi da quanto tempo dura la conversazione via email e chi l’ha avviata. Anche la configurazione dell’account Gmail confluisce in questa equazione. Infine, l’algoritmo valuta quanto varia il vostro comportamento dal modello globale, ovvero dall’utente medio, adattando di conseguenza il peso assegnato a ciascun fattore.

Tramite l’analisi del comportamento, l’algoritmo impara a conoscervi sempre meglio, ottimizzando così i propri parametri. Da aprile di quest’anno Gmail va però addirittura oltre. Quando scrivete un’email, vi vengono proposti altri destinatari scelti dal vostro gruppo di contatti a cui potrebbe interessare il vostro messaggio. Inoltre, Gmail verifica anche se per caso non state inviando il messaggio a qualcuno che preferirebbe non riceverlo. Per esempio, grazie a questa analisi, l’algoritmo è in grado di distinguere il vostro traffico email fra contatti personali e professionali. Secondo Google l’efficienza di questa funzione è del 70%.Dietro si cela il sistema Implicit Social Graph di Google, che trasforma ogni utente Gmail in un nodo di una gigantesca matrice. Come Facebook, Google definisce “edges” le attività fra gli utenti, e le valuta. Il grafico crea per ogni utente un modello, in cui ciascuno sta al centro della propria “rete egocentrica”. L’algoritmo Freind Suggest sfrutta questo modello per mettere in contatto persone con gli stessi interessi. Se il grafico fosse integrato in Google+ per proporre amici per le singole cerchie, sarebbe come se Facebook premesse il pulsante Mi piace al posto vostro.