Dossier sicurezza: storia dell’hacking

Antonino Caffo , 21 Feb 2012 , hacker


Essere un artista non vuol dire solo saper dipingere un quadro o suonare il pianoforte ma anche portare a termine un attacco hacker. Se non si ha una propensione ai lavori manuali e una vena creativa, non si va molto lontano. Alcuni hacker come Wau Holland, Robert Tappan o John Lech hanno una predisposizione innata, altrimenti non si spiegherebbe come mai questi cybercriminali fin da bambini abbiano cercato di costruire una radio da un filo di rame o di mettere le ali a una bicicletta. Quest’ultimo esperimento, tuttavia, non è ancora riuscito, almeno fino a oggi. “Hacker è chi cerca di trovare il sistema per preparare un toast con un macchina da caffè”, così Wau Holland definisce la categoria. Gli hacker non sono solo cyberterroristi ma anche artisti improvvisati. E Steve Russell è considerato un “Michelangelo” da molti pirati informatici: il PDP-1 dell’azienda Dec è stato il primo minicomputer al mondo. Mini per le proporzioni dell’epoca se si considera che un computer compatto era grande quanto due frigoriferi. IL PDP-1 non era stato progettato per essere usato in ufficio ma neanche per i videogiochi da computer, di cui ben poco si sapeva agli inizi degli anni Sessanta. Poi è arrivato Russell che nel 1961 programma su un PDP-1 del famoso Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston il primo videogioco di guerra di tutti i tempi: Spacewar! Questo tipo di hacking non ha rappresentato solo una rivoluzione per l’industria dell’intrattenimento ma ha segnato anche la nascita di una nuova categoria: i gamer.